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DIALOGO DAL FUTURO

Valerio Dalla Costa
3 Giugno 2023

 

 

ARTICOLO ESTRATTO DAL LIBRO: 21 PENSIERI DAL VILLAGGIO BITCOIN

 

Italia, luogo imprecisato. In un anno compreso tra il 2030 e il 2033. Una giornata qualunque di una settimana qualunque. Dialogo tra padre e figlio, appena rientrato da scuola.

 

F: Ciao Papà.

P: Ciao figliolo, come è andata oggi?

F: Molto bene. Oggi la maestra in classe per la lezione di economia ed educazione finanziaria ci ha fatto fare un gioco per spiegarci le funzioni e le caratteristiche che deve avere una moneta sana e onesta. Mi sono divertito un sacco. Non sapevo che fino a poco tempo fa c’era qualcuno con il potere di stampare soldi dal nulla. La maestra ci ha detto che questo potere era proprio il fulcro del sistema fiat.

P: Si, è vero. Suona davvero incredibile oggi.

F: Senti, ho visto che i miei compagni hanno tantissimi satoshi sullo smartphone. Dicono che i loro genitori, circa dieci anni fa, avevano pensato di creare loro un wallet per mettere via un po’ di risparmi pensati per il loro futuro. Come mai noi invece abbiamo così pochi satoshi?

P: Eh, figliolo, sì, pochi satoshi… beh, anzitutto costano cari oggi! Per ottenerli occorre lavorare duro, non ci sono altre strade. Lo sai che sto facendo anche degli straordinari e tanti sacrifici per cercare di risparmiarne un po’…

F: Ok, me lo dici sempre. Ma perché invece noi abbiamo ancora così tanti pezzi di carta colorati?

P: Quelle si chiamavano banconote, emesse e garantite da un ente chiamato Banca Centrale, i cui amministratori sembravano esperti e affidabili. Ora queste banconote, con qualche rara eccezione, sono quasi tutte fuori corso e ormai non valgono più niente, ma quando eri nato avevo pensato di tenertene da parte un po’ per quando saresti cresciuto. Dicevano tutti gli esperti che l’euro sarebbe stato stabile e sicuro, garantito da loro stessi, e che l’inflazione sarebbe stata del tutto sotto controllo e transitoria[1]. Poi invece…

F: Papà, mi stai dicendo che ai tuoi tempi si lavorava per ottenere dei pezzi di carta colorati?

P: Eh sì, te l’ho detto, ma sembravano persone esperte. Lo dicevano tutti del resto… I giornalisti e le TV del tempo ne parlavano molto bene e dicevano di stare tranquilli, che il sistema era solido e sotto il loro controllo. E quindi mi sono fidato di loro. Come potevo pensare che…

F: Quindi fino a poco fa era tutto basato sulla fiducia e sulle promesse di alcuni signori?

P: Già. Non avevamo alternative. C’erano precise leggi governative che imponevano a tutti di usare quella forma di moneta. Tutti i soldi che guadagnavo col mio lavoro si dovevano consegnare a una qualche banca o a un qualche altro istituto finanziario privato. Non si poteva fare altro, se non nascondere delle banconote sotto il materasso.

F: Ah, davvero? I nostri soldi erano tutti in mano a queste società private?

P: Sì, e pensa che avevamo l’obbligo di fornire a queste banche anche tutti i nostri dati più sensibili. Inoltre, per trasferire i “nostri” soldi dovevamo chiedere loro il permesso. Naturalmente con molti vincoli e limitazioni, indicando ad esempio la causale del pagamento, oppure rispondendo ad alcune domande nel caso di accertamenti previsti da innumerevoli e complicate normative. Quando poi il trasferimento non era gradito a qualcuno, per queste banche era facilissimo negare un pagamento o addirittura l’accesso al conto corrente del cliente. Immagino inoltre che potrà sembrarti strano ma… pensa che erano previste anche delle commissioni!

F: Ma tutto ciò è ingiusto! Perché consegnare i propri averi a qualcun altro? Erano frutto del tuo lavoro, spettavano a te! Chissà che rivolte e manifestazioni che avrete fatto…

P: Ehm… in realtà ci lamentavamo un po’ sui social network con politici e banchieri. Ma poco altro. La verità è che era diventata consuetudine diffusa, tutti si erano abituati a questa situazione. Era diventato normale. E inoltre non potevamo farci niente. Quello che decidevano loro bisognava accettarlo. I governi potevano contare del resto sul controllo dell’apparato legislativo, esecutivo e giudiziario, pronti all’occorrenza a mobilitare le forze dell’ordine per mantenere lo status quo.

F: Quindi non c’era verso papà di difendere in qualche modo i nostri risparmi di famiglia?

P: Eh, c’era poco da fare… Ma poi, sono accadute delle cose terribili di recente. Una emergenza dietro l’altra. Nel 2008 una grande crisi finanziaria, poi un virus misterioso che ha paralizzato il mondo (così dicevano i media). Poi una guerra scoppiata improvvisamente, per la narrativa occidentale dovuta solo ad un pericoloso invasore. Poi ancora il crollo di alcune grandi banche famose e istituzionali, ritenute solide e affidabili dagli esperti. Ma soprattutto dopo anche…

F: Lo so benissimo papà cosa è successo dopo! Si sono verificati addirittura eventi e situazioni peggiori di quelli che hai appena citato. Era davvero questa la società di soli pochi anni fa? Sembra tutto così strano! Quindi non hai fatto niente?

P: Ma io non potevo fare niente.

F: Scusa, papà, ma oggi a scuola abbiamo parlato di Bitcoin. Non esiste già dal 2009?

P: Eh sì, è vero, però…

F: I miei compagni di classe hanno già molti satoshi sul wallet, che tra l’altro si apprezzano anche col passare del tempo. In fondo, quando sono nato, ho visto che Bitcoin esisteva già da ben più di un decennio. Perché non ne hai comprati un po’ agli inizi per difenderci e metterci in salvo da tutto ciò?

P: Eh, ne avevo sentito parlare. Ma del resto tra lavoro, famiglia e impegni vari non avevo molto tempo per informarmi bene…

F: Beh, da foto e video che ci fai sempre vedere e da racconti e aneddoti di cui parli sempre a casa, pare tu fossi spesso fuori per cene, eventi, aperitivi, partite di calcio, trasmissioni TV e mille altri svaghi. Pare che in realtà il tempo, all’occorrenza, di certo non mancava…

P: Come potevo immaginare che Bitcoin fosse… Bitcoin? Oggi ti sembra ovvio che sia così, ma tutti i telegiornali, i politici e gli esperti dicevano di starne alla larga e che si trattava di uno strumento utile solo a criminali, pervertiti e inquinatori. Allora pensavo che, se fosse stata effettivamente una tecnologia utile per noi, ce ne avrebbero sicuramente parlato bene!

F: Quindi prima era compito dello Stato quello di prendersi cura di tutti i cittadini? Compresa la nostra salute, la sicurezza, il lavoro o i risparmi?

P: Beh sì, lo Stato avrebbe dovuto… le leggi imponevano a tutti di sottostare allo Stato, che prometteva di agire “per il popolo”, “per la nazione” o in nome di un generico “bene comune”. Anche se abbiamo visto che fine ha fatto lo Stato quando poi…

F: Sì, questo ce lo ha spiegato bene la maestra a scuola! Ma in ogni caso, papà: perché di Bitcoin non te ne sei mai interessato prima e non mi hai comprato qualche satoshi fin dall’inizio?

P: Eh, figliolo, a te sembra tutto normale e scontato, però… Io non credevo… io non potevo immaginare… Si sentivano del resto in lontananza mille voci su questo fenomeno… C’erano poi un’infinità di altre cosiddette “criptovalute” spacciate per grandi innovazioni

F: Parli forse delle shitcoin? Ne ho sentito vagamente parlare…

P: Si, ne esistevano qualcosa come oltre 23.000, tutte poi puntualmente scomparse nel nulla. Io avevo fatto qualche piccolo investimento su queste, ma con risultati disastrosi. Ho imparato sulla mia pelle che non basta fidarsi di presunti esperti per avere rendite garantite. Se oggi sto facendo sacrifici per accumulare satoshi è perché ho capito che non esistono pasti gratis nella vita. A distanza di anni, appare ovvio che Bitcoin è tutta un’altra cosa. Però non c’era nessuno che mi spiegava cosa fosse veramente Bitcoin in mezzo a tutta questa confusione. Devi immaginare che…

F: A scuola ci ripetono spesso che è importante fare le proprie ricerche («Do Your Own Research») e soprattutto non fidarsi di nessuno, ma di verificare personalmente («Don’t trust, verify»). Comunque, come ci ha fatto vedere la maestra più volte, risulta ci fosse già tantissimo materiale informativo e educativo messo a disposizione dalla community Bitcoin quando ero nato. Vi erano libri pensati proprio per divulgare a tutti la rivoluzione, ma anche podcast, video, conferenze, eventi, meetup, newsletter, oppure siti che aggregavano tutto il materiale disponibile o risorse Bitcoin in italiano. Addirittura, risulta ci fossero anche punti fisici di educazione e assistenza per chiunque avesse voluto avvicinarsi a Bitcoin. Come quello che si chiama… già, come si chiamava?

P: Villaggio Bitcoin?

F: Ecco si, Villaggio Bitcoin! Esiste ancora?

P: Mah, non so. Credo di sì. Magari dopo vado a verificare… Comunque, la tua maestra ha ragione. C’era già in effetti tutto il materiale possibile e immaginabile, anche in italiano, per facilitare lo studio di Bitcoin, capire le motivazioni e il contesto e imparare a utilizzarlo, abbandonando quel tipo di società basata su banche centrali, truffe istituzionalizzate, soldi finti, governi e regolatori che stai studiando in questo periodo e che stava alla base del sistema fiat.

F: Perché non hai studiato Bitcoin, papà?

P: Io non potevo sapere che…

F: Perché non lo hai fatto?

P: Bella domanda, figliolo. Bella domanda. Non ricordarmelo. Ah, come sono stato sciocco! Certo che, col senno di poi, appare tutto così ovvio! Non sai quanto darei per poter tornare indietro di qualche anno e studiare Bitcoin per tempo, così da assicurarci un futuro migliore…

F: Ti voglio bene, papà.

P: Mi raccomando figliolo, non fare i miei stessi errori. Una cosa che ho imparato sulla mia pelle è che non bisogna mai fidarsi delle autorità, dei governi, dei politici, dei burocrati e né di giornalisti o presunti esperti che ci illudono continuamente di agire «per il nostro bene». Dobbiamo imparare a badare a noi stessi, essendo tutti più responsabili, più attivi, più consapevoli e più intransigenti nel difendere le nostre proprietà e nel pretendere il rispetto dei nostri diritti. Quanti regali che ci ha fatto Bitcoin in questo senso!

F: Grazie papà. Ora devo andare, i miei amici mi hanno invitato a giocare a pallone. Mi daresti qualche spicciolo per prendere un gelato?

P: Va bene. Anche se, come già sai, al momento per questi casi preferisco non passarti satoshi sul tuo wallet. Conviene utilizzare le ultime valute governative che ci rimangono. Tanto, dobbiamo ormai disfarcene. Eccoti 300,00 € figliolo, ti dovrebbero bastare…

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Valerio Dalla Costa

Founder di Villaggio Bitcoin

Autore libro Villaggio Bitcoin e di 21 Pensieri

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