THERE IS NO SECOND BEST: BITCOIN E NON “CRYPTO”

da | Mag 27, 2023

 

 

 

Qualsiasi criptovaluta, indipendentemente dalle sue intenzioni esplicite, è il tentativo di introdurre un mezzo di intermediazione tra beni e/o servizi. In altre parole le criptovalute puntano ad assolvere ad una funzione monetaria – anche quando i loro proponenti affermano il contrario.
Come spiegato più nel dettaglio in uno scorso articolo, le caratteristiche evolutive ricercate in un bene usato come intermediario per gli scambi sono le seguenti:

  • “Spendibilità” (italianizzando il termine salability) nel tempo: una moneta deve garantire più degli altri beni di mantenere il suo valore nel tempo per poter essere usato come riserva di valore da scambiare in futuro. Questo si riflette sia nella durabilità fisica che soprattutto nella scarsità del bene monetario, caratteristica critica nel corso dell’evoluzione della storia della civiltà perché difficile da ottenere e mantenere e per gli effetti disastrosi di una perdita della stessa.
  • “Spendibilità” nello spazio e in termini di scala per gli aspetti pratici di dover passare di mano in mano tali beni e per poterlo rendere adatto a scambiare sia beni di grande che di piccolo valore e scala.

I mezzi monetari contemporanei, cioè le monete di stato, sebbene abbiano superato le difficoltà di quelli precedentemente selezionati dal mercato in termini di spazio e scala, si basano su un modello altamente instabile perché fondato sulla fiducia in un ente centrale. Questa fiducia è stata storicamente – ed è tuttora – la fonte della progressiva perdita della caratteristica più importante di un mezzo monetario, ossia la scarsità di cui sopra. Ad esso si aggiunge il problema della censurabilità, intrinseco di un sistema centralizzato.

 

Come Bitcoin risolve il problema

 

Bitcoin è sostanzialmente una rete di computer distribuiti in tutto il mondo – e a cui chiunque può aderire – il cui scopo è quello di concordare sul possesso del mezzo monetario nativo del protocollo condiviso e sulla storia delle transazioni dello stesso. L’acquisizione del bene monetario – il bitcoin con la b minuscola o frazioni di esso – può avvenire sostanzialmente in due modi:

  • Contribuendo alla sicurezza della rete e alla scrittura delle transazioni nella storia condivisa da tutti i partecipanti – la cosiddetta blockchain o timechain. Per fare ciò un partecipante – detto miner – deve sopportare il costo della spesa di energia tradotta in computazioni onerose da effettuare ma la cui validità è semplice da verificare dagli altri partecipanti della rete. In cambio di questo sforzo, il miner viene ricompensato con nuove monete secondo le regole stabilite e verificate dal consenso dei nodi partecipanti alla rete stessa secondo dei parametri inseriti nel software che essi stessi hanno istallato + una piccola “percentuale” del valore contenuto nelle transazioni che inseriscono nel registro.
  • Ricevendo il diritto alla spesa del bene monetario da un precedente proprietario dello stesso. La legittimità del possesso è protetta da un processo crittografico – e quindi dalla matematica – che rende praticamente impossibile spendere il bene altrui ma estremamente facile verificare che una spesa sia legittima. L’immutabilità della transazione – necessaria per garantire che il pagamento di un bene o servizio sia irreversibile e che una stessa quantità di moneta non sia spendibile due volte – è tanto più forte maggiore è il costo computazionale speso dai miner di cui al punto sopra per mettere in sicurezza il network dal momento dell’inserimento della transazione nella blockchain. Siccome questo diventa esponenzialmente più elevato con il passare dei minuti, l’immutabilità può essere intesa come una questione di tempo di attesa per la conferma di una transazione.

Come si può già intuire dalle dinamiche di possesso e trasferimento, in Bitcoin le caratteristiche ricercate in un mezzo di scambio sono soddisfatte nel seguente modo:

  • “Spendibilità” nel tempo: in quanto rappresentato da un registro distribuito, la durabilità fisica di bitcoin corrisponde a quella di potersi passare un messaggio, cioè di comunicare – pertanto coincide verosimilmente con la durabilità della razza umana. Bitcoin è inoltre programmato nel codice del suo software per essere scarso, ovvero per essere emesso poco alla volta fino ad un massimo di 21 milioni di unità. La scarsità, però, non è garantita dai parametri di codice, ma dal fatto che ci sia una rete di computer che concordano consensualmente su questi parametri e ne verifichino la veridicità controllando che l’emissione di moneta da parte dei miner rispetti le regole stabilite.
  • “Spendibilità” nello spazio e di scala: in quanto bene digitale, Bitcoin è facilmente trasportabile e divisibile e permette tutti i vantaggi dei moderni mezzi di comunicazione in questo senso (a differenza ad esempio dell’oro). Per poter essere effettivamente credibile, però, esso necessità che i trasferimenti siano immutabili e questo è garantito dall’energia spesa dai miner per mettere in sicurezza la storia delle transazioni passate. Anche questo aspetto, dunque, non è il frutto di un qualche parametro di codice, ma della realtà fisica con cui essi sono realizzati.

Come risulta evidente, la bontà dei parametri di codice – come ad esempio il numero di bitcoin emessi per ogni blocco di transazioni, il massimo numero di bitcoin possibilmente circolabile, la dimensione di un blocco di transazioni e la difficoltà computazionale per aggiungerne uno alla blockchain che ne determina la frequenza di scrittura – è una condizione necessaria ma non sufficiente al raggiungimento del grado di buona moneta di cui gode al momento bitcoin. Questo è consistente con il fatto che, in quanto il codice di Bitcoin è aperto e noto a tutti, chiunque potrebbe modificare uno o più di questi parametri, far girare il nuovo software sul proprio computer e decretare la nascita di un Bitcoin 2.0, ma questo non gli garantirebbe minimamente i livelli di immutabilità, sicurezza e scarsità del Bitcoin originale anche qualora fosse ipoteticamente possibile dimostrare che i parametri della versione 2.0 fossero oggettivamente migliori.

In altre parole, data la bontà dei parametri di codice di bitcoin, le sue caratteristiche distintive sono dette “emergenti”, in quanto conseguenti a come essi vengono realizzati ed attualizzati nel mondo fisico reale. Il suo livello di distribuzione e l’energia spesa per la sua sicurezza sono caratteristiche del mondo fisico guidate da incentivi economici ben allineati che ne garantiscono il massimo grado di incensurabilità ed immutabilità delle caratteristiche che lo rendono una buona moneta.

 

Il fallimento delle “Crypto”

 

I proponenti delle cosiddette alt-coin partono sistematicamente dal presupposto di migliorare alcuni aspetti di Bitcoin, come ad esempio la scalabilità, velocità o altro – in modi già di per sé molto discutibili dato che la scelta dei parametri di base è stato frutto di un delicato equilibrio tra vari aspetti che invece sembrano magicamente risolti o ignorabili nelle promesse di questi nuovi proponenti – o aggiungere nuove funzionalità – “programmabilità”, maggiore privacy e chi più ne ha più ne metta – come se risolvere il problema monetario non fosse già abbastanza dirompente e rivoluzionario.

Come visto poco sopra, una tale proposta fallisce in primis nel non considerare che non è la bontà dei parametri in sè a definire la qualità di un bene monetario di questo tipo, quanto la loro realizzazione nel mondo fisico che ne conferisce le proprietà emergenti, cosa che ovviamente nessuna “alternativa” può raggiungere in modo anche solo lontanamente comparabile a Bitcoin per una serie di motivi, tra cui la longevità e il cosiddetto track record di quest’ultimo. In secondo luogo ignorano che aggiungere nuove funzionalità perdendo però di vista quello che era il problema principale da risolvere per i motivi di cui sopra rende del tutto vana la value proposition iniziale – un po’ come successo con la nascita della moneta fiat, in cui aggiungere alcuni aspetti che hanno migliorato la portabilità e verificabilità dell’oro ha finito per far perdere quello fondamentale di scarsità e non necessità di fiducia. Sarebbe un po’ come proporre un nuovo protocollo internet che non abbia la stessa capacità di garantire la sicurezza e affidabilità della navigazione web e del passaggio di informazioni, ma che in compenso sia in grado di preparare il caffè. Tale proposta verrebbe giustamente snobbata da chiunque abbia capito a cosa serve internet.

A questi fatti, già di per sé più che sufficienti a giustificare il declassamento di tutte le altre crypto ad una categoria ben distinta, si aggiungono una serie di altre considerazioni. Ad esempio, non potendo replicare l’irripetibile storia di un protocollo nato e cresciuto “organicamente”, sebbene con una struttura già consolidata dal suo creatore, seguendo l’adozione spontanea dei suoi partecipanti, con la definitiva perdita di un centro di comando – come dimostrato dalla famosa “block-size war” – un nuovo progetto crypto per essere notato ha bisogno per definizione di un team decisionale accentratore sia in termini di sviluppo che di marketing. Questo fatto lo rende molto più vicino alla stessa struttura fiat che bitcoin – e paradossalmente le stesse crypto – si propone di superare piuttosto che ad un progetto trustless e che quindi non dovrebbe basarsi sulla fiducia ma sulla verifica del consenso. Basti guardare ad Ethereum, l’alt-coin più conosciuta e diffusa, e al fatto che la sua immutabilità non sia storicamente affatto garantita – per usare un eufemismo – e in cui la presenza di un centro decisionale, con persino una chiara roadmap, sia chiara ed innegabile. Questi progetti sono un evidente temporaneo sfruttamento della confusione che cela intorno alla vera innovazione – Bitcoin – e del temporaneo buco regolamentativo con lo scopo di cavalcarne l’hype e stabilire software company centralizzate emettendone security sotto forma di token che non devono sottostare alla stringente regolamentazione del mercato tradizionale. Anche in questo caso si tratterebbe quindi di reintrodurre il problema cardine che Bitcoin punta a risolvere.

Un altro esempio è la narrativa secondo cui, così come l’oro era affiancato da pochi altri metalli come l’argento per i micropagamenti, così bitcoin debba essere accompagnato da altre crypto differenti. Questa narrazione ignora il fatto che la moneta tende naturalmente a convergere in un unico bene e che se così non avviene è per un’inefficienza necessaria, non perché sia meglio diversificare. La moneta, infatti, nasce proprio per eliminare il problema del baratto in modo da scambiare e prezzare tutti i beni di consumo per un unico bene di scambio. La presenza di più beni monetari è più inefficiente a questo scopo perché bisogna prezzare anche i beni di scambio tra loro e perché la scarsità generale peggiora – più beni uso e meno scarsità avrò, visto che la loro offerta diventa additivamente estendibile. Nel caso dell’oro, i suoi problemi in ambito di scala hanno necessitato l’utilizzo di beni meno scarsi e percepiti di più bassa densità di valore, con i relativi svantaggi del caso.

Per questo, dire che Bitcoin dovrà essere affiancato da altre crypto vuol dire minare la sua principale caratteristica distintiva, ossia la sua scarsità. E visto che per la sua natura digitale esso non presenta gli stessi limiti dell’oro, considerando anche il grado di innovazione presente nell’ambiente, un’analoga situazione di “inefficienza necessaria” evidentemente non si pone, invalidando l’ipotesi.

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Conclusione

 

In definitiva, Bitcoin risolve quello che può benissimo essere considerato il più grande problema che oggi affligge l’umanità riportando la moneta ad essere bene di mercato distaccato dal controllo centralizzato di un’autorità. Per farlo adotta sì dei parametri ben congegnati, ma soprattutto si fonda sulla loro attualizzazione nel mondo reale che deriva dall’allineamento degli incentivi dei vari attori in gioco. Ogni copia modificata del suo codice può replicare i parametri o modificarne alcune parti, ma finisce inevitabilmente per perdere quelle caratteristiche del mondo reale che lo rendono sicuro, immutabile, decentralizzato e incensurabile.

Bitcoin è benessere per l’umanità con una visione di lungo periodo, le crypto sono il gioco d’azzardo di chi non sa pazientare.

A voi la scelta su dove valga la pena spendere il vostro tempo e le vostre risorse.

MANUEL GATTI

IT Product Manager, appassionato di Bitcoin, filosofia libertaria ed economia di scuola austriaca. Autore della newsletter Orange Is The New Cash e co-host del Libertucce show su Radio Liberland.

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