BITCOIN, GLI ETF E LA FINE DI UN SOGNO

da | Gen 20, 2024

 
Mentre tutto il mondo dell’informazione e della finanza tradizionale non parla d’altro che dell’approvazione da parte della SEC degli ETF spot, le reazioni della community di Bitcoin sono completamente opposte.
Per gli utilizzatori, gli sviluppatori e le imprese che stanno innovando e divulgando questa tecnologia, l’indifferenza la fa da padrona, intenti come sono a perseguire un obiettivo ben più ambizioso e lungimirante di una sporadica interpretazione arbitraria di un (inutile) ente burocratico governativo.

 

 

Un mare di indifferenza

Gli EFT (Exchange Traded Funds) riguardano uno strumento finanziario che non ha nulla a che fare con Bitcoin. Ma proprio nulla.

Alla base di questi strumenti finanziari, espressione del mondo fiat, c’è sempre la presenza di un ente fiduciario che deve essere autorizzato da una qualche autorità che si erge al ruolo di “garante” per “tutelare” clienti e gli investitori. I quali, volenti o nolenti, si trovano così a dover riporre la loro fiducia in questi grotteschi apparati burocratici.

Fin dall’inizio, Bitcoin non ha mai avuto bisogno (e non lo avrà mai) della legittimazione delle istituzioni. Le quali, peraltro, a dispetto di quanto affermano in pompa magna i media generalisti, non lo stanno affatto “utilizzando”, quanto semmai solamente inquadrando come un misterioso e curioso giocattolino di speculazione.

I rappresentanti delle istituzioni – e men che meno la stampa mainstream – sono ancora lontani anni luce dall’aver compreso il fenomeno Bitcoin, gli ideali per cui è nato e i motivi per cui si sta affermando giorno dopo giorno in tutto il mondo.

Per chi studia, utilizza Bitcoin e si scambia satoshi quotidianamente (ben lontano da qualsiasi riflettore mediatico) di fronte a questa notizia resta completamente indifferente.

Oppure, considera semplicemente tutto ciò un passo ovvio e inevitabile in merito a una prossima diffusione di questo nuovo standard tecnologico a livello globale.

 

Approvati gli ETF spot? Bitcoin doesn’t care.

 

 

La fine di un sogno?

I giornalisti mainstream, gli “esperti” di finanza ed economia e, più in generale, i detrattori della tecnologia Bitcoin mostrano grande confusione sul contesto.

Ne sono un esempio eclatante la convinzione compiaciuta di questi per cui, con l’approvazione degli ETF spot negli Stati Uniti, ecco che sarebbe magicamente avvenuta «l’evaporazione dei sogni iniziali» dei fondatori di Bitcoin. Sentenziano compiaciuti che «il sogno anarchico» sarebbe stato ormai schiacciato dal mondo finanziario.

In realtà, gli ideali propri del Movimento Cripto-anarchico che stanno alla base di Bitcoin – nonché le intenzioni degli attivisti Cypherpunk – non stanno affatto «via via scemando», come recitano alcune testate italiane di economia e finanza: si stanno semmai sempre più concretizzando. È proprio l’esatto contrario!

 

Alcuni titoli della stampa italiana all’indomani dell’approvazione degli ETF spot Bitcoin negli Stati Uniti

 

L’ecosistema Bitcoin sta lavorando ogni giorno per migliorare la riservatezza degli utenti e la sicurezza sul protocollo LNP/BP, seguendo assiduamente gli ideali e le intenzioni espresse nel manifesto del movimento cripto-anarchico già dalla fine degli anni ‘80.

Si continua incessantemente ad avanzare proposte di miglioramento, si sistemano criticità del software, si dibatte (anche aspramente) sulla giusta direzione da intraprendere negli sviluppi futuri, si propongono nuovi wallet, sempre più semplici e funzionali, si offrono nuovi servizi volti a scalare questa tecnologia o nuove soluzioni per ottimizzare la privacy per gli utilizzatori.

Privacy degli utilizzatori che, fin dal giorno zero, è di gran lunga migliore rispetto agli attuali sistemi bancari e finanziari basati sulla moneta fiat, sempre più invasivi e bramosi di controllo, tracciamento e sorveglianza.

Ma il tutto, evidentemente, rimane ancora all’insaputa della stampa generalista, interessata – a quanto pare – solamente alle notizie che arrivano da Wall Street.

 

Differenti orizzonti temporali

Provando tuttavia ad escludere la malafede dei giornalisti in questione, c’è probabilmente una motivazione che contribuisce a questo profondo disallineamento con chi, invece, mantiene una visione intatta nel tempo. Tutto dipende da un differente inquadramento del fenomeno Bitcoin.

È il caso di contestualizzare meglio.

Chi ha compreso Bitcoin, ne sta portando avanti gli sviluppi, sta facendo impresa o attività di divulgazione sa perfettamente che questo strumento non deve essere giudicato oggi, ma nell’arco di almeno 50 anni.

Si tratta infatti di uno strumento progettato per raggiungere un drastico cambiamento a livello sociale, economico e politico, immaginando una società diversa, alternativa a quella che oggi viviamo e che ormai abbiamo accettato passivamente. La pretesa di Bitcoin è ribaltare la visione del mondo per come oggi lo conosciamo.

Con questi intenti precisi – oltre che certamente ambiziosi – tutti erano ben consapevoli, fin dall’inizio, che un cambiamento di questo tipo non sarebbe stato immediato e semplice, ma che avrebbe semmai richiesto un percorso. Un percorso lungo e tortuoso, pieno di insidie, di ostacoli, di impedimenti e di forti resistenze di chi oggi gode di numerosi privilegi e non ha alcun interesse a cambiare lo status quo.

In quest’ottica, evidentemente di lungo periodo, appare evidente che, per cambiare abitudini e convinzioni radicate da tempo negli individui, occorrano decine e decine di anni, oltre che il passaggio obbligato tra tanti step graduali e intermedi.

La notizia (poco interessante) dell’approvazione degli ETF da parte della SEC potrebbe essere vista come uno di questi tanti passaggi da compiere, rientrando nel più generale processo di consapevolezza iniziale dei mercati (awareness) e nella successiva, lenta ma inesorabile accettazione globale (adoption) di questo giovanissimo standard tecnologico.

 

Sguardo miope e disinformato

Chi invece si focalizza su un limitato orizzonte temporale, giudicando un’innovazione dirompente nel breve periodo, è chiaro che oggi (2024) non può che interpretare Bitcoin come un fenomeno ancora pressoché alieno, sconosciuto, legato ad una stravagante nicchia di persone (early adopter) e praticamente assente nel dibattito mainstream mondiale, l’unica fonte da cui trae le sue informazioni.

Proprio come lo era Internet negli anni ’90, anche la tecnologia Bitcoin si trova all’inizio del suo percorso di affermazione completamente fraintesa, ignorata o sottovalutata dai salotti buoni, dagli economisti fiat, dalla finanza tradizionale o dai giornalisti mainstream.

Di certo, tutti costoro – ben incasellati in un qualche ruolo prestigioso all’interno del sistema fiat – mostrano di non comprendere (o di non voler comprendere) minimamente Bitcoin per quello che vuole rappresentare fin dagli albori. La loro percezione distorta rispecchia soltanto la miope visione di chi si ostina a giudicarlo senza cognizione di causa, senza aver svolto alcun serio approfondimento nel merito e senza perlomeno essersi medesimati negli intenti dei suoi ideatori, sforzandosi di inquadrare il fenomeno Bitcoin in un contesto più ampio.

 

Fix the problem

La community di Bitcoin non cambia pertanto la propria visione a seguito della decisione arbitraria di un singolo ente come la SEC americana, la cui natura grottesca – oltre che la cui perfetta inutilità – si sta palesando giorno dopo giorno, man mano aumenta la diffusione di Bitcoin.

Di certo, tale visione non l’hanno mai cambiata quegli autentici visionari degli attivisti del movimento Cypherpunk, che ne stanno tuttora portando avanti gli sviluppi con coerenza, passione e dedizione, ben coscienti che la battaglia per la privacy e per la libertà di tutti gli individui è solamente agli inizi e ben lungi dall’essere vinta o in dirittura di arrivo.

Nel frattempo, possiamo serenamente ignorare i titoloni altisonanti pubblicati dai giornalisti fiat, così come le ingiustificate euforie manifestate dalla finanza tradizionale a seguito di decisioni calate dall’alto da burocrati insignificanti e da politicanti snob.

E rimaniamo consapevoli, in estrema sintesi, che il problema da fixare non è certo Bitcoin.

Il problema da fixare, semmai, sono proprio loro.

VALERIO DALLA COSTA
Bitcoin Ambassador, educator e speaker. Founder di Villaggio Bitcoin, autore dei libri Villaggio Bitcoin e 21 Pensieri.
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